L'uomo è il sacerdote del caos, la pedofilia è la sua volontà di potenza sulla natura infante, la vita è la celebrazione di tale miseria.

I preti pedofili danno messa ogni giorno.

giovedì 6 dicembre 2012

Intervista su energie9

http://rivista.energie9.org/blog/2012/12/i-preti-pedofili-si-confessano-di-alfonso-errico/

Manco dalle pagine di Energie 9 da svariati mesi, e anche se le malelingue m’hanno raccontato pigro e preso dall’atarassia v’assicuro che quest’assenza è la conseguenza di una ricerca spasmodica di progetti degni di nota provenienti dal panorama indipendente italiano, certo, le proposte in redazione non mancano mai, ci sono sempre un sacco di gruppi che s’accalcano per far sentire l’ep di cinque brani LoFi ricchi di testi semplici e rotondi e per questo funzionali ma io, in questo momento così florido per il cantautorato spicciolo, volevo qualcosa di diverso e perciò giù a cercare nei meandri della rete, nei festival più improbabili, alle serate meno hypate. La ricerca è stata faticosa e malpagata visto che dopo tanto girare ho scoperto il gruppo che m’ha dato soddisfazione proprio dietro casa, dico così perché i Preti Pedofili (da ora PP n.d.a.) sono di Foggia, proprio come il sottoscritto. Un nome che sembra scelto apposta per non vendere né girare, vista l’impossibilità di indicizzazione su browser e social, un genere difficile che definirei un misto fra postock, doom e sludge che non aiuta e quella passione per interventi di spoken che fa storcere il muso ai cultori della musica pura. I Preti pedofili sembrano fatti apposta per non essere, e così sarebbe se infondo a tutti questi presupposti d’autodistruzione non ci fosse altro, l’altro è una capacità compositiva che va ben oltre le aspettative, i PP sono a soli due ep pubblicati un progetto maturo e concerto, i testi ricchi di citazioni e rimandi racchiudono un sentimento nichilista e pesante che si sposa perfettamente coi costrutti musicali, vere e proprie stanze che dalla cuffia entrano in testa e arredano al meglio il cranio del fruitore per prepararlo a quella messa che è “Golem” come anche “Faust”.  Le due opere prime, sono uscite a poca distanza l’una dall’altra e sono ispirate all’espressionismo tedesco. Per questo pezzo faccio le chiacchiere con Andrea Strippoli, frontman, voce e testi dei PP oltre che uomo vecchio nel corpo di un poco più che ventenne, alla sua veneranda età infatti è già stato sparato, sequestrato,  sfrattato da case non sue ed altre storie che non riguardano questa:

Preti Pedofili, un nome apparentemente “cheap”, poi si da un occhio a testi ed intenzioni e si scopre che pedofilo è l’uomo sulla natura e quindi il nome rimanda ad una metafora amara, parliamone.

Personalmente sono rimasto abbastanza colpito dalla lettura di Cioran, che tra l’altro ho scoperto e approfondito in un periodo in cui alcune esperienze significative mi hanno segnato profondamente. Ho provato con forza a immergermi nella lotta per il riscatto delle classe più deboli. Ho scoperto un mondo che idealizzavo perché non conoscevo. Ho conosciuto il male dell’uomo ai livelli più infimi. Barboni che derubavano ragazzi per comprarsi uno spinello o una bottiglia di amaro. Possiamo stare fino a domani a discutere sulle cause di questo male, ma gli esiti sono inequivocabili. L’umanità è marcia, dalla testa ai piedi. Le gerarchie esistono e sono sempre esistite perché è il modo stesso in cui l’uomo tende ad organizzarsi, mentre la storia che pochi cattivoni potenti opprimono il 99% delle persone è una favola, inventata ad arte. La metafora della pedofilia rimanda appunto a questo. Uno stupro continuo perpetrato dall’uomo nei confronti della verginità della natura. Quest’ultimo termine non inteso in senso ambientalista, ma ontologico.

Parliamo dei testi, un’esistenzialismo che permea tutto il concept di “Golem” e “Faust” i vostri due primi Ep, quanto c’è di autobiografico nella stesura? C’è una volontà precisa di sopperire alla mancanza in un mercato sempre più votato alle “Velleità” e sempre meno agli “Inviti al massacro” o semplicemente i PP sono così e trascendono quello che è l’attuale panorama musicale indipendente italiano? 

Di autobiografico c’è tutto. I testi dei Preti Pedofili sono stati scritti prima della composizione della musica. Hanno una loro vita autonoma e una loro musicalità. Il nostro è un progetto che fonde rock e letteratura, mantenendo ben distinte le peculiarità dell’una e dell’altra arte. In questo senso preferiamo a volte che i testi vadano a ritagliarsi dei loro sporadici e precisi momenti all’interno del  brano, il quale quasi si ferma per lasciare spazio alla parola. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, ci rendiamo conto della demenza che ottenebra le menti della nostra generazione e della musica di merda che gira. Ci rendiamo anche conto che non vogliamo avere niente a che fare con quel mood. Quindi è inevitabile che a volte tendiamo a definirci per antitesi, ma in sostanza quello che scriviamo rappresenta realmente quello che siamo, quello che ascoltiamo e quello che abbiamo vissuto.

Che ne dici di spendere qualche riga/parola a favore di Golem e Faust, raccontameli un po’, quali le esigenze che li hanno portati alla luce, dove c’è comunanza e dove invece i lavori si diversificano a vostro avviso?

Golem è il nostro disco di esordio. Ha una genesi rapidissima. Noi praticamente siamo nati a settembre 2012, a novembre abbiamo fatto uscire il nostro disco d’esordio. Avevamo urgenza di esordire con un qualcosa di tangibile, di proporci dal vivo solo ed esclusivamente dopo aver prodotto il nostro materiale. In questo senso si capisce come brani come Venia e La scelta siano di stesura precedente rispetto a Idios Synkrasis e Holdings, così come allo strumentale (E)met, i quali rappresentano al meglio l’idea che sta alla base del nostro sound. Ritmiche spezzate e ridondanti, basso ispirato al drone, chitarre volatili, evanescenti, ma allo stesso tempo inquietanti e taglienti. All’interno di queste strutture, la voce, decantata, si staglia come un monito, attraverso brevi aforismi isolati ma funzionali al contesto. Un’identità che abbiamo saputo definire al meglio con Faust, nostro secondo ep, il quale porta a compimento questa dichiarazione di intenti attraverso una sperimentazione più matura e una maggior precisione in fase di registrazione. In definitiva i due ep potrebbero essere tranquillamente un unico album, essendo stati rilasciati a soli sei mesi di distanza l’uno dall’altro. Ciò che li diversifica appunto è la consapevolezza, maggiore nell’ultimo lavoro, della direzione che volevamo intraprendere.

Fate ormai da sei mesi da padrini a quello che è diventato il festival pirata più bello di sempre in Capitanata, sto parlando del Foggiapalooza, ospiti più o meno noti, gente ubriaca e musica senza sconti, ti va di parlarne o hai paura ad indicizzare l’argomento, cosa che potrebbe attirare l’attenzione delle forze dell’ordine?

Guarda, a noi piace il mondo dell’underground e dell’autorganizzazione. Odiamo invece il mondo delle agenzie di promozione, il mondo delle etichette farlocche, il mondo delle sale di incisione. L’unico aspetto positivo della nostra epoca è che tutti possono creare e diffondere il proprio materiale a costo zero. Tutti dovrebbero farlo. Da questo punto di vista noi abbiamo fatto ancora di più, spingendo per la creazione di un festival là dove nulla è mai esistito, a Foggia, la città più merdosa d’Italia. C’è da dire che inaspettatamente abbiamo trovato terreno fertile attorno a noi, tanti ragazzi e ragazze che aspettavano solo che qualcuno lanciasse un segnale di cambiamento. Il senso del Foggiapalooza è appunto questo: riscatto, cambiamento, una dimostrazione concreta che dalla merda nascono i fiori. Inoltre la soddisfazione più grande sta nel fatto che tutte le serate finora andate in scena hanno proposto delle band di grande interesse, senza mai abbassarsi alla logica consumistica di far suonare gruppetti pop o cover band. Stiamo spingendo in direzione ostinata e contraria e nonostante ciò stiamo ottenendo risultati. Questo ci rende davvero fieri e ci spinge ad andare avanti e a crescere ulteriormente.

A proposito di forze dell’ordine, intese come agenti sociali superiori e non per forza come soli carabinieri et simili, siete degli anarchici incazzatissimi, l’abbiam capito, però una cosa non mi è chiara, in alcuni testi avete una chiara repulsione per le forze dell’ordine (La scelta), eppure in altri (per esempio La sera del 15 Ottobre) ne descrivete l’ineluttabile condizione di agenti superiori in una sorta di apparentemente caotico e realmente consequenziale darwinismo sociale. Quindi, la domanda in soldoni è, i PP accettano nichilisticamente il caos o combattono una natura meschina con una cultura brutale?

Sono testi scritti in periodi completamente diversi della mia vita e pertanto rispecchiano pensieri diversi. La scelta parla dell’occupazione della Striscia di Gaza. La sera del 15 ottobre, invece, della celebre manifestazione del 2011. Quindi nel primo brano non è tanto il discorso delle “forze dell’ordine”, quanto di una forza occupante. Nella sera del 15 ottobre le forze dell’ordine tirate in causa sono molteplici. Non solo gli sbirri, ma anche e soprattutto i sindacati, le associazioni studentesche, i movimenti tematici, i partiti, i gruppi organizzati e tutte quelle realtà che fanno di un momento di ribellione un vero e proprio slogan, una strategia di marketing, che di fatto li consacra e li definisce all’interno dell’agone politico come unico megafono riconosciuto. Purtroppo invece la moltitudine (come spiega Toni Negri) è qualcosa di indefinibile, di liquido, e pertanto la situazione può facilmente sfuggire di mano, come appunto accaduto in quel fatidico 15 ottobre, con episodi di violenza che sono andati ben oltre le previsioni degli organizzatori della solita manifestazione/parata.

Domanda gossippona, così col dissing fate visualizzazioni un po’ come i The Giornalisti, di tutto quello che è lo spropositato panorama indipendente italiano, dove per indipendente parlo di autoproduzioni e piccole case discografiche, quali sono secondo te i migliori e i peggiori, chi è valido ma in sordina e chi invece è assolutamente sopravvalutato? Naturalmente giustifica le tue scelte.

Lo scorso luglio si è tenuto al Forte Prenestino di Roma il Nolebol festival. In quel contesto hanno suonato numerose band che conosco e che mi piacciono. Diciamo che quel modo di fare, quel modo di essere “indipendente”, è quello che apprezzo di più. Nel senso: mi fanno ridere i gruppi indipendenti che passano il tempo a mandare mail a case discografiche nella speranza di essere prodotti. Non è più vera quella storia che fai il disco, suoni dal vivo e poi arriva il talent scout che ti porta al successo planetario. Ammesso che lo sia mai stata. Oggi nasci indipendente e muori indipendente. Così come il mainstream si forma i suoi prodotti attraverso i talent show televisivi. Sono due circuiti chiusi e in conflitto tra di loro. In quel senso il giro del Nolebol mi piace, perché rivendica la propria identità e su di essa ci costruisce qualcosa di grandioso. Per me loro sono un modello. Di conseguenza odio tutti quei gruppi che invece fingono di essere indipendenti e invece mangiano alla grande nel piatto delle etichette, più o meno grandi che siano, e delle agenzie di promozione. Odio i Sick Tamburo e gli Stato Sociale, ad esempio, che tra l’altro oltre ad essere strapompati da squadracce di venditori, fanno anche schifo musicalmente. Mi sta relativamente sul cazzo anche il giro dei cantautori alla Dente, Luci della Centrale Elettrica, Benvegnù e roba così. Non sopporto nemmeno Agnelli, gli Afterhours e i suoi amichetti. Diciamo che la mia gobba dell’odio è molto grossa, quindi preferirei finirla qui, per non dilungarmi troppo.

Progetti futuri?

Nel rimandarti al nostro aggiornatissimo blog http://pretipedofiliband.blogspot.com, ti dico che siamo in una fase abbastanza produttiva. In realtà produciamo in continuazione roba, essendo questa la ragione principale per cui esistiamo come gruppo. Speriamo di chiudere entro la fine del 2012 uno split album con una band della nostra stessa città, i Nastenka aspetta un altro, con la quale condividiamo un determinato approccio letterario alla musica moderna. Inoltre siamo già all’opera per il nostro terzo disco che si intitolerà L’Age d’Or, dal capolavoro di Bunuel e Dalì del 1930. Avrai sicuramente notato che l’immaginario dei nostri album trae spunto dai film muti del primo dopoguerra. Abbiamo deciso di continuare su questa strada, abbandonando però l’espressionismo tedesco per il surrealismo francese e spagnolo. In questo senso anche le nostre sonorità subiranno delle metamorfosi significative.

Nessun commento:

Posta un commento